“Michelangelo infinito” e Caravaggio tra i detenuti: l’arte incontra la realtà carceraria – Roma – Arte.it

Favorire la cultura del reinserimento e dell’integrazione sociale dei detenuti attraverso la bellezza dell’arte. È la missione del progetto Liberi nell’Arte: quando l’arte incontra la realtà carceraria …

Sorgente: “Michelangelo infinito” e Caravaggio tra i detenuti: l’arte incontra la realtà carceraria – Roma – Arte.it

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La coscienza sociale

Nella perdita di coscienza c’è chi si dispera, chi si arrende, chi accusa, chi giudica, chi fugge, e soprattutto chi approfitta, un’umanità tormentata senza una vera identità affogata nel pregiudizio e priva di una consapevole saviezza. Solo l’affermazione di una coscienza sociale attraverso lo sviluppo delle singole coscienze può accompagnarci verso un futuro più sereno, un percorso di purificazione immateriale, un modo esemplare per non arrendersi. Attraverso il pensiero, l’ascolto e la conoscenza ciascuno segua poi la vocazione spirituale del proprio essere.

Studio – Ingres
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“La fede nella materia è una fede nella morte” dal diario “Fuga dal tempo” di Hugo Ball, uno dei fondatori del Dadaismo.

Cabaret Voltaire
Il Cabaret Voltaire, culla delle origini del Dadaismo, è un locale d’intrattenimento con intenzioni artistiche e politiche sperimentali di Zurigo fondato nel 1916 da Hugo Ball scrittore, poeta e regista teatrale tedesco, e da Emmy Hennings ballerina, poetessa e artista tedesca. Insieme a Tristan Tzara, poeta di origine rumena e autore del manifesto del movimento, Ball, Hennings e altri diedero origine al Dadaismo nel 1918.

Senza entrare nel merito delle vicende che hanno caratterizzato in quel periodo il movimento, poniamo alcune riflessioni concettuali, soffermandoci principalmente sul “pensiero Dada”

Dada non significa nulla, e in quell’apparente nuda vacuità del nulla troviamo il tutto, opposto al conforme e limitante conformismo. Un movimento rivoluzionario di pensiero che si è manifestato e ancora si manifesta tra le pieghe dell’insofferenza intellettuale, discorde, difforme, dissonante, disarmonico e dissacrante.

Dada è un eroico atto di liberazione della mente, imprigionata nelle granitiche e debilitanti convenzioni intellettuali, sociali e politiche, incatenata dalle sterili prassi razionalistiche, oltre i protocolli, i costumi, le usanze, le regole, una fuga del pensiero che espande il suo orizzonte all’infinito.

Dada è un concetto universale, vive nel presente ma era ben presente anche nel passato, molto prima della sua informale consacrazione. In ciascun essere umano c’è una componente Dada, un recondito e istintuale sogno di libertà, un irrefrenabile impulso, un incontenibile slancio creativo, un soffio vitale che allorché represso genera frustrazione, mortificazione e avvilimento.

Dada nella sua essenza discorda dal dadaismo, vive nel suo presente il piacere dell’imprevedibile decontestualizzazione, si oppone con forza sorprendente a qualsiasi catalogante rubricazione, disprezza la replica come pratica strumentale.

Dada si annida nel profondo della storia, influente e determinante, ha lasciato tracce anche nel passato, illeggibili e spesso osteggiate, impulsi istintoidi non conformi che hanno segnato e ostacolato la vita artistica di pittori, scultori, musicisti e letterati.

Carlo Vighi

 

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L’opera d’arte è un libro aperto

L’opera d’arte è un libro aperto con tutte le pagine esposte, la lettura e la comprensione dipendono dalla conoscenza del linguaggio e da un corretto apprendimento dei contenuti. Troppo spesso il fruitore è abbandonato a se stesso, senza alcun concreto supporto, privato di qualsiasi educazione museale. Il fruitore impreparato osserva l’arte in tutte le sue forme senza poterne apprezzare il valore, condizionato dalla fama del “brand” dell’artista, si reca al museo come in biblioteca, per trovarsi di fronte ad una distesa di libri chiusi.

Nelle attuali condizioni l’enorme potenziale del nostro patrimonio culturale è scarsamente fruibile, depotenziato dalle scarse risorse e dall’indifferenza politica che volge le attenzioni prevalentemente sul concetto “fare cassa”. La cultura è un bene prezioso e indispensabile, antidoto essenziale per contrastare il declino, ma la cultura non si compra e la mercificazione ne distrugge la natura essenziale.

La lettura di un’opera d’arte va oltre il concetto di mera osservazione passiva, essa è condizione essenziale per un arricchimento personale e per lo sviluppo di un corretto pensiero critico. Un’opera d’arte offre campi d’esplorazione che convergono e si riflettono nelle fasi fondamentali del processo creativo: il pensiero fonte dell’opera, l’atto meramente tecnico, lo status emozionale dell’artista durante l’atto, il contesto socio culturale e le inevitabili influenze e conseguenze.

Disconoscere uno o più fattori del processo non solo limita la conoscenza dell’opera, ma contrasta con le aspirazioni, i propositi e gli obiettivi della mente creatrice. La conoscenza del linguaggio presuppone una base culturale proporzionale alla sua complessità, per una larga fruibilità si rende necessario un supporto didattico adeguato, discreto, compendioso e motivante, la semplice “documentazione allegata” non risolve poiché obbliga il fruitore ad affrontare passivamente e senza alcuna interrelazione, un impegno con scarse ed improbabili motivazioni.

Una corretta lettura dell’opera non può prescindere dall’atto e dalle sue interessanti implicazioni. L’esecuzione di un’opera d’arte non è un freddo esercizio tecnico e neppure l’applicazione di un complesso di nozioni più o meno ridondanti. La tecnica, lo stile, le condizioni ambientali, e soprattutto lo status emozionale durante l’esecuzione incidono notevolmente sul livello e sul valore.

Durante un’esposizione a Parigi al Salon (des Refusés) Pissarro ebbe un sussulto, uno scatto d’ira nel vedere un visitatore avvicinarsi troppo ad una delle sue opere.  La reazione dell’artista tradiva l’imbarazzo e la consapevolezza che un approccio ravvicinato “metteva a nudo” il suo stato emozionale durante l’esecuzione. Le pennellate mostravamo una gestualità istintiva, ripensamenti, ritocchi ed aggiustamenti, nel complesso una chiave di lettura che andava oltre le intenzioni del creatore.

Alla luce di quanto esposto riteniamo utile un ripensamento delle superfici espositive ed indispensabile un intervento mirato all’approfondimento didattico, un testo indecifrabile non svolge alcuna funzione.

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In arte ci si sofferma troppo sull’opera e poco sul pensiero che l’ha generata.

In arte ci si sofferma troppo sull’opera e poco sul pensiero che l’ha generata. L’opera è un campo relazionale, il mezzo tra il creatore e il fruitore, e non è frutto di autogenesi, non può assurgere al ruolo se non è collegata al pensiero.

Una traccia, un segno o semplicemente un punto su una superficie bianca decontestualizzato e svincolato perde ogni significato, il valore lo acquisisce solo attraverso il contenuto del pensiero generante. L’artista comunica attraverso il linguaggio, il fruitore è il destinatario che interpreta il linguaggio sulla base del pensiero dell’artista.

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Johann Sebastian Bach genio creativo

Bach genio creativo, massima espressione dell’Essere artista che quando sfrutta tutta la sua Potenza creativa l’Atto raggiunge le vette del sublime. Cantate, BWV 80

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“Ein feste Burg è unser Gott “, BWV 80

Una cantata per il giorno della Riforma, un capolavoro assoluto, la pietra miliare di tutta la produzione di Johann, frutto di un pensiero creativo sublime, e dell’incontro con Salomon Franck (avvocato, scienziato e poeta tedesco 1659 – 1725) che divenne librettista delle sue più famose cantate. Riprendendo gli scritti (inni) di Lutero intercalati con i versi di Franck, Johann ha prodotto una sofisticata composizione dai suoni incredibili, che presto divenne un simbolo musicale del Luteranesimo. Non solo un modello di corale protestante, ma un autentico pilastro per tutte le successive composizioni corali. Dal punto di vista tecnico i dispositivi contrappuntistici sono caratterizzati da un’estrema complessità, un modello che meraviglia anche i musicisti più esperti. La composizione marcata attraverso la tecnica del mottetto sorprende in ogni movimento lasciando le melodie scolpite nella memoria.

la composizione è caratterizzata da 8 movimenti

1 – fantasia corale … Il nostro Dio è una fortezza sicura …  (Lutero)

2 – aria e corale … Tutto ciò che è nato da Dio è destinato alla vittoria … (Franck, Lutero)

3 – recitativo … Considera solo, figlio di Dio, che un così grande amore … (Franck)

4 – aria … Vieni nella casa del mio cuore,  Signore Gesù, mio ​​desiderio!… (Franck)

5 – corale … E se il mondo fosse pieno di demonio e ci divorasse, anche allora non saremmo così spaventati (Lutero)

6 – recitativo … Quindi stai con la bandiera insanguinata di Cristo … (Franck)

7 – aria duetto … Quanto sono felici, chi porta Dio nella loro bocca …  (Franck)

8 – corale … Metteranno da parte la sua parola e non ne terranno conto… (Lutero)

Rinnovare o innovare sono atti di grande coraggio

Tempo fa ebbi l’onore d’essere ospitato nella residenza di un noto compositore musicale contemporaneo, nell’occasione la comune passione focalizzò la conversazione sul tema della composizione, una materia interdisciplinare comune a tutte le arti. In breve convergemmo su un argomento spinoso che nella contemporaneità da decenni coinvolge tutti gli artisti: la difficoltà nell’elaborare un pensiero creativo svincolato da schemi e moduli ricorrenti.

Per una miglior comprensione facciamo chiarezza sulla terminologia, schemi e moduli assumono definizioni specifiche in base ai campi artistici di applicazione. In musica la melodia è la struttura musicale più identificabile, al contrappunto spetta il compito di associare il complesso armonico mediante la combinazione di due o più armonie. In pittura la parte melodica ottenuta con “l’orchestra dei colori” è il frutto della composizione delle tinte modulate nelle varie luminosità e trasparenze.

Le difficoltà nel merito vanno pari passo con il livello culturale nella disciplina, più è vasta la cultura del compositore, maggiori sono le probabilità di essere condizionato dà se stesso e da altri colleghi.

Fuori da uno spassionato manierismo culturale o commerciale l’artista da sempre corre il rischio di replicare o replicarsi, una sorta di comodo rifugio, una svogliatezza creativa, un comportamento spesso indipendente dalla volontà.

Rinnovare o innovare sono atti di grande coraggio specie se svincolati da qualsiasi costrizione.

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